Leggere i libri di Carla Madeira è sempre un colpo al cuore. Uno di quelli che è in grado di afferrarlo, il nostro povero cuore, strapparlo dal petto e giocarci a ping pong. Le emozioni che questa autrice brasiliana, una delle più rinomate e apprezzate, sono tante, contrastanti e intense, tanto che ogni pagina diventa quasi una sfida.
In Preludio, l’ultimo suo lavoro portato nelle nostre librerie da Fazi Editore, a un certo punto non sapevo se amare, compatire o odiare alcuni personaggi che, per certi versi, forse per i nomi, forse per alcune vaghe assonanze, mi ricordavano Steinbeck. Personaggi che, volente o nolente, mi resteranno dentro per un bel po’ di tempo.
E la sfida di cui parlavo sopra, a ben pensarci, in questo denso, densissimo romanzo familiare, c’è eccome, e non è solo emotiva. Abel e Caim sono due fratelli, due gemelli che a dispetto del loro nome e della loro devotissima madre, sembrano ribaltare il dogma biblico-religioso che descrive Abele buono, la vittima, e Caino cattivo, il carnefice. Anche i loro genitori, Custódia e Antunes, invertono i ruoli di Adamo ed Eva: lei è l’assidua seguace delle parole di Dio, lui è colui che disobbedisce e ironizza, non a caso sceglie di chiamare i figli Abel e Caim accendendo le ire della moglie. È Abel l’oscuro, il fratello, il figlio che si sente perennemente inadatto, insicuro, una sorta di buon a nulla che ha bisogno dell’ombra di Caim per crescere e vivere. Caim, al contrario, è la quercia, è il ragazzo d’oro, circondato da amici, intelligente, genio della matematica e futuro marito della ragazza più bella. E non è una sfida questa? Una sfida al pregiudizio e al pensiero comune indotto.
Questo romanzo è la storia di una famiglia, ma c’è anche molto, molto di più, addirittura un mistero da risolvere che, aimè, rimane tale in un finale che, a mio avviso, poteva essere sviluppato e sfruttato meglio. Lascia dell’inquietudine, ma non fornisce risposte ai numerosi dubbi, ed è forse un po’ affrettato.
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Cinzia Ceriani
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